Milano è la leader nelle fintech tricolori, mentre al sud ancora non decollano

Giuseppe Ursino

Giuseppe Ursino

Come in tanti altri settori della digital transformation il fintech propone una nuova visione, consente di fare meglio cose che già si fanno in maniera tradizionale e permettere di fare cose nuove che finora non erano fattibili.
È un trend in crescita e in Italia parla lombardo, perché la metà delle fintech tricolori fanno base a Milano, mentre l’altra metà per lo più nel Lazio ed in Emilia Romagna. Potrebbero nascere e crescere anche al sud perché le fintech operano senza confini e non è necessario che siano fisicamente vicine ai clienti serviti, ma nel meridione sono pochissime le banche indipendenti (quasi tutti gli istituti presenti sono filiali di banche settentrionali o internazionali) e tipicamente l’offerta di credito è più scarsa nelle aree con meno banche sul territorio, rendendo il mezzogiorno meno attrattivo per nuovi investimenti e con un ecosistema più fragile e meno sviluppato.
Andrebbe in maniera visionaria fatto sistema mettendo insieme alla finanza tutte quelle competenze tradizionalmente non vicine, come ingegneria, informatica, design e psicologia, lanciando dei fintech lab accanto ai poli universitari più intraprendenti e così riuscire ad attrarre talenti e a stimolare l’imprenditoria locale. Nulla di così difficile se si riuscisse a prender il meglio del pubblico e del privato e farli lavorare insieme.

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